Trame dal passato

Il convegno “Trame dal passato. Centri storici tra resilienza e fondi europei” ha offerto un’occasione utile per riflettere su un tema che riguarda direttamente il futuro delle nostre comunità: il recupero dei centri storici e la capacità dei territori di utilizzare in modo efficace le risorse europee. Ho partecipato all’incontro portando il saluto della Camera Civile di Nola, ma anche con il coinvolgimento personale di chi è mariglianese e conosce quei luoghi, le loro potenzialità e le loro criticità. Parlare di centro storico significa parlare di identità urbana, memoria collettiva, relazioni sociali, patrimonio architettonico e qualità della vita. Tuttavia, occorre evitare un rischio: raccontare i centri storici solo con il linguaggio della nostalgia o della bellezza. La bellezza è importante, ma non basta. Un centro storico non si salva solo perchè è antico o perchè è suggestivo. Si salva se torna a essere utile alla vita della comunità: se è abitato, sicuro, accessibile, se ospita servizi, attività economiche, cultura, relazioni sociali e occasioni di lavoro. La rigenerazione urbana, quindi, non può essere ridotta a un intervento edilizio. Non basta restaurare un edificio, rifare una pavimentazione o riqualificare una piazza. Occorre chiedersi quale funzione avrà quello spazio nella vita quotidiana dei cittadini: chi lo vivrà, quali servizi offrirà, quali attività potrà attrarre, quale valore restituirà alla comunità. In questa prospettiva, i fondi europei rappresentano uno strumento decisivo. Possono incidere su molti ambiti: recupero del patrimonio storico, mobilità sostenibile, transizione energetica, digitalizzazione, scuola, cultura, turismo, inclusione sociale e sostegno alle attività produttive. Ma anche sui fondi europei occorre evitare una semplificazione. Non sono soltanto risorse da intercettare. Sono una responsabilità di governo. La vera domanda non è solo quanti finanziamenti un territorio riesca a ottenere, ma quale cambiamento concreto quei finanziamenti producano nella vita dei cittadini. Per questo servono programmazione, competenze tecniche, capacità amministrativa e controllo nell’attuazione. Non basta partecipare ai bandi: bisogna predisporre progetti seri, rispettare tempi e procedure, gestire correttamente la rendicontazione e portare gli interventi a compimento. Da qui deriva una questione centrale: le amministrazioni comunali devono essere messe nelle condizioni di dotarsi di personale qualificato e di avvalersi di professionisti competenti. La capacità di leggere un bando, costruire un progetto credibile, gestire una procedura e rendicontare correttamente non è un dettaglio burocratico; è una condizione essenziale per trasformare i finanziamenti in opere, servizi e sviluppo. Perdere un finanziamento, non utilizzarlo bene o non riuscire a completare un progetto significa rinunciare a opportunità concrete: scuole migliori, strade più sicure, servizi più efficienti, spazi pubblici più vivibili, centri storici recuperati, occasioni di crescita economica e sociale. Serve quindi una cultura amministrativa fondata su competenza, programmazione, trasparenza e collaborazione tra istituzioni, professionisti, università e società civile. In questo senso, va riconosciuto il merito dell’architetto Nino Serpico, che ha promosso un confronto qualificato, riunendo esponenti del mondo professionale, accademico, istituzionale e politico attorno a una questione decisiva per il futuro dei nostri territori. Come Camera Civile, riteniamo che il diritto abbia un ruolo importante nei processi di trasformazione urbana. Ogni intervento sul territorio, ogni utilizzo di risorse pubbliche e ogni progetto di rigenerazione richiedono regole chiare, legalità, correttezza amministrativa, responsabilità e tutela degli interessi coinvolti. La legalità non deve essere percepita come un ostacolo allo sviluppo. Al contrario, è ciò che consente ai progetti di durare, di non fermarsi a metà strada, di non trasformarsi in contenzioso e di produrre benefici reali per i cittadini. Senza competenza non vi è buona spesa. Senza legalità non vi è sviluppo duraturo. Senza partecipazione non vi è rigenerazione reale. Marigliano e i comuni della nostra area dispongono di un patrimonio storico e urbano importante. La sfida è non limitarsi a conservarlo, ma renderlo nuovamente utile alla vita delle comunità. Recuperare i centri storici significa investire sul futuro delle città, partendo dalla loro identità.

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